Già!
Non dico che ormai Cusco è la mia città, ma mi sono ambientata:
posso mangiare pollorisoepatate (lo scrivo attaccato per rendere l'idea di inscindibilità di queste tre pietanze) anche per una settimana di fila;
sono diventata amica delle pulci che regolarmente mi vengono a fare visita e
la doccia semifredda mi sta rinforzando.
A parte gli scherzi ho iniziato a conscere meglio la città ed è semplicemente un incanto.
A parte questo breve excursus pseudoromantico sono contenta di aver capito quali sono i ristoranti dove si mangia bene e si spende poco, i punti da cui si vede meglio la città e altre piccole cose che ti fanno sentire parte di una città.
C'è un posto vicino all'ufficio che per sei soles (meno di 2 euro) ti da il menù completo che comprende:
Entrada Choclo con queso (pannocchia con formaggio sopra)
Sopa Quinoa e verdure (un cereale tipico delle Ande)
Segundo Trota alla piastra
Postre Dolce
Come non menzionare poi il “Siete Anjelitos”, localino con musica dal vivo di proprietà di un ragazzo peruano di trentasei anni, Walter, che ha vissuto 15 anni a Roma, ci vado soprattutto per sentirlo parlare romano, è fantastico!
Il locale si trova nel cuore di S. Blas che è il quartiere freekartista della città, situato sopra plaza de las armas, di conseguenza si gode di una vista fantastica, peccato che ci si arriva tamite degli scaloni che sembrano infiniti, un po' a causa dell'altitudine, un po' a causa della mia forma fisica che mi sembra un ricordo lontano ma più probabilmente l'ho vista in un film.
Los Siete oltre ad essere la nostra seconda casa è anche uno dei punti di riferimento notturni di Cusco....ad essere sincera non è che ne abbia migliaia.
Ancora mi mancano Chiese e Musei, sto aspettando le visite di amici e parenti, in compenso però ho mappato tutte le sale da biliardo, locali con le freccette, dove fanno musica dal vivo, dove fanno i festoni, dove bersi un buon bicchiere di vino e anche dove bere una coca cola è considerato uno sport estremo.
A proposito di sport estremi, che poi non so se lo è veramente, con le mie coinquiline, lo scorso fine settimana, siamo andate a fare rafting sull' Urubamba, il fiume che attraversa il Valle Sagrado .
In realtà la cosa più eccitante è sato buttarsi dal ponte giù nel fiume, un minuto di vuoto assoluto poi l'acqua gelida..... però eravamo tutti imbacuccati con muta, giubbino e anche il casco!
Ah importantissimo! Dopo la discesa del fiume c'è ad aspettarti una bella sauna, anche perchè senza sei a rischio ibernazione.
Dulcis in fundo anche il pranzo.
Lunedì di nuovo in ufficio.
LE COMUNITA'
Quando sono a Cusco le mie giornate sono purtroppamente (non giudicatemi male è un retaggio dell'onorevole Cetto Laqualunque) abbastanza tranquille e regolari, a parte qualche fine settimana avventura/gita, d'altronde otto ore in ufficio, 5 gg su 7, regolarizzerebbero anche la vita di Califano.
Nelle comunità le cose cambiano notevolmente , non c'è lavoro di ufficio.....più che altro non c'è l'ufficio .
Il lavoro è piuttosto di informazione e capacitazione per i campesinos, i contadini della zona, attraverso eventi informativi.
La prima volta nel campo (chiamano così le zone rurali) è stato ad Abancay, il capoluogo dell' Apurimac, la regione più povera del Paese.
Abancay però non è propriamente campo e anche se della regione più povera è sempre il capoluogo, quindi non si sente molto la differenza con Cusco.
La seconda volta invece la destinazione era Chumbivilcas, distretto della regione del Cusco (si chiama come la città). Chumbivilcas è una zona ricca di risorse minerarie, molte multinazionali stanno esplorando la zona per iniziare processi di estrazione. Instituzioni varie e ONG hanno organizzato degli incontri informativi in ogni pueblito e comunità per informare la popolazione su quello che st succedendo e soprattutto su quello che potrebbe succedere.
Il mio compito era sempre filmare dei video che di solito servono all'ONG per farsi conoscere e far vedere a chi li sovvenziona dove vanno a finire i soldi.
A Chumbivilcas la differenza si sente e come.
Si trova in quella che viene chiamata fascia altoandina (a Cusco i quasi 3400 m non sono bastati per il titolo), diciamo che si parte dai 3600.
Per raggiungere St. Thomas, il paese più grande del distretto, ci vogliono sei ore di 4X4 su strade sterrate. Il percorso attraversa sei o sette vallate e ha dei paesaggi che non ti lasciano dormire.
Devo ammettere però che la cosa più spettacolare del tragitto è la cholita – signora indigena- che ha una bancarella sulla strada e cucina una trota con patate che è la fine del mondo.
Alla fine di tutti gli eventi informativi nei vari paesini c'è stato il congresso finale a St. Thomas per tirare un po' le fila del disocrso che fondamentalmente era ed è Mineria: vantaggi e svantaggi.
L'argomento aprirebbe riflessioni infinite e non è questa la sede.
A volte mi sembradi essere più in un viaggio temporale che geografico, il feudalesimo è finito negli anni '70.....del '900, il congresso minero sembrava una riunione dei primi minatori dell'800 e le associazioni di donne ricordano le suffraggette.
SONO UN PO' CONFUSA
Tesi: secondo la cosmovisione andina, ovvero la cultura originaria della Ande, tutto è vivo, mentre per noi tutto è frammentato e solo parte della realtà è viva.
Inoltre ad un livello più pratico non esiste il privato e tutto è della comunità. In poche parole una filosofia bellissima e affascinante.
Antitesi: questo è quello che mi hanno raccontato o che ho letto, altro è quello che sto vedendo: violenza, ignoranza, una totale mancanza di rispetto per l'ambiente e tanta tanta voglia di fare soldi, e non per la comunità.
Sintesi: sono 5 mesi che mi chiedo dove è finita la cosmovisione andina?! Come è possibile che un popolo con una cultura simile sia diventato così.
SARA' TUTTA COLPA DELLA CONQUISTA ?!
E' stata la prima cosa che ho pensato, la prima cosa che viene in mente e sicuramente ha i suoi fondamenti, un popolo violentato diventa un popolo violento:
Il padròn , spagnolo o meticcio che fosse, qui sulle Ande, faceva quello che voleva con i suoi lavoratori (shiavi), disponeva delle loro vite e dei loro corpi. Questo modello di dominazione e di violenza ora viene riprodotto dalla popolazione. Anche l'ignoranza e tutto quello che ne consegue potrebbero rientrare come conseguenze della conquista ma c'è ancora qualcosa che non mi convince, dev'esserci stato qualcosa in più.
Come è stato possibile cancellare una cultura del genere in così poco tempo, perchè le uniche cose che si sanno partono da studi universitari spesso di professori stranieri, perchè la gran parte della popolazione non ha la minima idea ne della sua storia ne delle sue radici?
Sicuramente il fatto che non esistesse la scrittura ha reso più facile il processo, ma il motivo principale potrebbe essere che la cultura nel mondo andino precolombino era appannaggio solo degli Inca, e voi direte embè e di chi doveva essere?! Il punto è che gli Inca non erano tutte le popolazioni che abitavano questi posti, in realtà Inca era il nome dato solo alla famiglia reale, come direbbe un ipotetico Marchese del Grillo peruano ” Io so Inca e voi nun siete un cazzo!”.
In otto generazioni la famiglia reale divenne una vera e propria casta dominante, con una lingua propria sconosciuta al popolo e il divieto assoluto di sposare qulacuno al di fuori della famiglia stessa.
In definitiva una casta molto chiusa, che deteneva tutte le conoscenze scientifiche, storiche e mistiche del tempo.
Conclusione, il popolo non sapeva niente allora come oggi.
Il tutto a favore degli invasori, cancellare le poche centinaia dell'elitè e soggiogare la restante popolazione non avrebbe potuto essere più semplice.
Come è chiaro e scontato che ogni popolo avrebbe dovuto e dovrebbe avere la possibilità di sviluppare la propria storia e la propria cultura senza invasioni e conquiste,
inizia a farsi strada nella mia testa che forse diplomi e lauree che credevo solo carta straccia sono anche un' ottima arma di difesa.
